Un sogno, ecco cos’era fino a poco tempo fa per me la Thailandia. Poi Made, come la fata madrina per Cenerentola, ha trasformato il sogno in realtà e mi ha portata a scoprire questa terra lontana per dieci giorni (in chiave moderna, perché a dodici ore su una zucca-carrozza abbiamo preferito l’aereo).

Ora devo prendere i ricordi e cercare di trasformarli in parole, ma anche le più belle sembrano non rendere giustizia a tutte quelle meraviglie in cui mi sono imbattuta.

Ma da dove cominciare? Ho amato quei templi maestosi, in cui il silenzio sembra raccontare una storia, il verde non mi è mai sembrato così intenso e le persone, beh, loro devono essere frutto di un incantesimo.

Conoscete Made? E’ un brand specializzato in viaggi su misura parte di Eden Viaggi. Non ci sono viaggi standard, Made rende ogni viaggio unico tenendo conto delle esigenze dei viaggiatori. 

Un popolo così cordiale io non l’avevo mai visto, ora ho capito perché la Thailandia è definita “La Terra dei Sorrisi“. Prima di partire pensavo “sarà perché i turisti portano loro vantaggio, devono essere gentili e sorridenti per quello”, invece ora ho capito. Loro hanno la gioia nel cuore, inculcata dentro, quelle persone hanno gli occhi che brillano e il sorriso è solo un riflesso della loro anima, ma forse questo nome è legato ad altro, secondo me è perché con i loro modi sono capaci di regalare sorrisi a chiunque entri in contatto con loro.

Siamo partiti da Bangkok e siamo arrivati al confine settentrionale, fino al Triangolo d’Oro, quel confine in cui la Thailandia si affaccia sul Mekong e saluta la Birmania e il Laos.

E’ stato viaggio lungo, impegnativo e bellissimo, per me sicuramente il più bello di sempre!
La sera in hotel (e che hotel ragazzi) mi sentivo stanca, ma talmente felice che non riuscivo a prendere sonno, la sveglia presto non è mai stata così leggera, tanta era la voglia di ricominciare a scoprire quel luogo magico. Ogni angolo doveva “essere mio”, non volevo ripartire senza aver visto più cose possibili.
Made ha organizzato gli spostamenti e ci ha fatto affiancare dalla guida migliore di sempre: Ringo, che ha saputo rendere ancora più speciale i giorni thailandesi, allegro e sempre pronto a deliziarci con racconti, leggende, battute e cibo locale.

Un viaggio perfetto per chi ama l’avventura, esplorare, scoprire, ma al contempo non vuole rinunciare ai comfort.

Il primo giorno abbiamo visitato Bangkok, che gli abitanti preferiscono chiamarla con il nome antico che tradotto significa “Terra degli Angeli” (Ringo docet).

Il caos e quei grattacieli infiniti non li scorderò mai, ci sono luci e colori a ogni angolo, una metropoli che sembra non dormire mai. Io vi consiglio di lasciar perdere gli spostamenti in auto (perché il traffico è incredibile) o di munirvi di pazienza nel caso in cui non possiate farne a meno, se invece volete unire la comodità a una bella esperienza vi raccomando lo Skytrain, un treno che “vola” sulla città e si sposta velocemente, o la metro sotterranea.
Tuk tuk e mototaxi sono sicuramente i mezzi più comodi per muoversi, i prezzi non sono alti se rapportati a quelli italiani, inoltre potrebbe essere divertente se, come me, siete abituati ai classici “spostamenti occidentali”, si può contrattare il prezzo senza peccare mai di presunzione e maleducazione, mi raccomando eh, non facciamo “i soliti italiani”!

Ma Bangkok non è solo modernità, locali e vita frenetica, qui c’è tanta di quella arte e di quella storia da rapire chiunque.

La parte storica è stata sicuramente la mia preferita, non sapevo cosa aspettarmi esattamente da questa esperienza, ho sempre immaginato i templi come qualcosa di sfarzoso e ricco, ma mai avrei immaginato di provare delle emozioni così forti al mio ingresso in uno di essi. E’ impossibile non lasciarsi rapire da quella cultura completamente diversa dalla nostra, non sono una persona particolarmente legata alla religione, sono credente e non praticante, non sono mai riuscita a lasciarmi affascinare da quella che è la nostra “origine”, eppure qui, in una Terra così lontana (geograficamente e culturalmente) io sono stata rapita da quel silenzio, da quel rispetto, da quelle usanze speciali che fanno venire la pelle d’oca.

Per entrare nei templi bisogna lasciare le scarpe fuori e coprirsi. Ho tolto i sandali e mi sono inginocchiata a sirena, c’era solennità nell’aria. la pianta dei piedi non deve essere mai in direzione di Buddha. Mi sono lasciata benedire da un Monaco che con gli occhi bassi mi ha legato al polso uno spago mentre recitava le proprie preghiere.

Le donne possono parlare con i Monaci, ma stando attente a non avere mai un contatto fisico con loro, se si desidera lasciare un oggetto non dovrà mai essere consegnato direttamente in mano, ma andrà lasciato loro vicino.

Scoperte curiose: tutti quei Buddha dorati che brulicano i templi non nascono “vestiti”, queste foglie d’oro vengono infatti donate successivamente, poiché si ritene che andando ad adornare un Buddha vestendolo d’oro ci si riservi un posto in Paradiso.

Forse il tempio più importante è il Wat Trimitr, che contiene la statua del Buddha realizzata in oro massiccio per un peso totale di 5,5 tonnellate, ‘na cosetta insomma.

Volete sapere la cosa bella? Inizialmente si trovava all’aperto e NON SI SAPEVA CHE QUESTA STATUA FOSSE IN ORO. Era stata infatti ricoperta di stucco per evitare che, in caso di invasioni nemiche, venisse portata via.
Dopo 200 anni di vita tranquilla e anonimato decisero di costruire un “piccolo tempio” e di spostare questo bel Buddha decorato al suo interno, gli operai però fecero cadere la statua. Tragedia. Danni irreparabili. Erano pronti a fuggire sulla Luna quando… toh, sotto spuntò fuori l’oro! 250 milioni di dollari d’oro. 

Il Wat Pho, il monastero buddhista più antico di tutta la città, è famoso perché al proprio interno contiene una stata enorme di Buddha sdraiato, me lo aspettavo grande, ma… non così tanto! Davvero impressionante.

Colori speciali – Wat Pho
piccoli Buddha – What Pho

Un complesso di templi che mi ha colpita particolarmente è stato il Wat Arun (“Tempio dell’Aurora”), che abbiamo raggiunto attraversando il fiume a borso di un ferry. Passeggiare tra quelle guglie decorate è stato davvero suggestivo, una realtà così distante dalla nostra, eppure così emozionante e “vicina”.

Wat Arun
Incantata da tanta bellezza

Bellissimo anche il “Tempio di Marmo”, ossia il Wat Benchamabophit, abbracciato dal verde e ricco di colori sgargianti, con un tocco italiano (è stato infatti progettato da due nostri connazionali). E’ circondato da piccole campane, si dice che bisogna suonarle tutte e poi esprimere un desiderio, io chiaramente non me lo sono fatta ripetere due volte! Dai che questa è la volta buona che divento ricchissima.

Wat Benchamabophit
esprimete un desiderio con me!

Il nostro hotel, il Mövenpick, un cinque stelle nel cuore di Bangkok, ci ha accolto dopo questa lunga giornata tra storia e arte con una merenda a base di cioccolato e una piscina sul tetto. Può iniziare meglio una vacanza? Direi di no.
Dopo qualche ora di relax (vorrei parlarvi della bellezza del tramonto, ma dormivo a bocca aperta in tutto il mio splendore sulla sdraio, quindi niente) abbiamo cenato qui con dell’ottimo cibo tipico.
Per quanto riguarda la cucina thailandese vi avverto: il peperoncino è quasi dovunque! Se non siete abituati, come me, ad avere la bocca in fiamme non temete, ci sono tanti piatti ottimi derivanti da accostamenti particolari anche per noi. Riso misto a frutta, pollo, maiale e pesce aromatizzati con spezie dal profumo e dal sapore intenso. I sapori sono spesso agrodolci e la frutta è così buona e succosa che ora quella italiana mi sembra finta, in particolare: il mango thailandese è qualcosa di indescrivibile e l’ananas è molto più dolce rispetto al nostro (me ne sono innamorata).

Il giorno uno è stato speciale. Sono andata a dormire con il sorriso e non vedevo l’ora di continuare la mia avventura con Made.

Vogliamo parlare del secondo? Sveglia presto, colazione e siamo partiti per Damnern Saduak!

Lungo la strada abbiamo fatto una sosta e ci siamo fermati a osservare un’azienda familiare che produce zucchero di canna e altri prodotti locali derivanti dal cocco (che abbiamo provato), sono stati super disponibili e ci hanno permesso di entrare nella loro abitazione. Ci siamo tolti le scarpe e siamo saliti in una specie di casa sull’albero enorme, senza pareti. Un angolo dedicato ai defunti, un altro alla preghiera e tutto il resto era lì, a vista, il luogo in cui loro vivono in maniera semplice e genuina. Surreale, per noi che siamo abituati alle comodità e alla vita moderna.

Ringo ci ha avvertiti: “se vedete delle scimmie felici e in festa sui camioncini non preoccupatevi, sono contente perché stanno andando a lavoro!”.
COSA? Ebbene sì, in Thailandia utilizzano le scimmie per lavorare (raccogliere la frutta dagli alberi) e loro sono tutte contente, perché vengono pagate in banane, inoltre sanno riconoscere le noci di cocco mature, da quelle non ancora pronte. Sanno che lavorando avranno più cibo quindi fanno una vera e propria festa quando vengono portate nei campi a raccogliere!

Avete mai sentito parlare del mercato galleggiante?

Con un’imbarcazione tipica abbiamo vagato tra i canali e le palafitte e siamo arrivati in un posto in cui c’è di tutto, dall’abbigliamento, alla frutta, al cibo preparato in strada (uno street food così particolare non l’avrei mai immaginato) e ho avuto la fortuna di provare le banane fritte, che spettacolo, ai souvenir e chissà cos’altro! Venduti direttamente dalle loro piccole imbarcazioni in legno, è impossibile non restare incantati da questo posto.

Abbiamo iniziato ad assaggiare cibo (mi sono innamorata del mangostano che non avevo mai avuto la fortuna di assaggiare prima) a destra e a manca e a spendere tutti i nostri soldi, trattando il prezzo e riuscendo ad acquistare pantaloni e camicette davvero carini e particolari per 4, 5 euro.
Un gelato o del latte di cocco bevuto direttamente dalla noce renderà questa sosta ancora più piacevole!

Poi mi sono scontrata con dei pitoni enormi attorcigliati al collo di un tizio che voleva farmi fare una foto. Ma mi vuoi morta? MA NON MI SI LEGGE IN FACCIA CHE HO LA FOBIA DEI SERPENTI. Comunque nonostante il mio terrore ammetto che anche questa esperienza ravvicinata (ma non troppo, gli altri li hanno accarezzati come dei cagnolini, io sono rimasta a mezzo km di distanza) è stata caratteristica.
Questo posto pittoresco va assolutamente visitato, tranquilli amici con la fobia dei serpenti, se sono sopravvissuta io possono sopravvivere tutti! 😉

Poi ci siamo diretti a Nakhorn Pathom, per visitare la Phra Pathommachedi, l’enorme pagoda di 127 metri, la struttura buddhista più alta del mondo!

Vi racconto un’altra leggenda!

Molti secoli fa, l’indovina del re di Ratchaburi, Phraya Khong, predisse che se il suo primogenito fosse stato maschio sarebbe diventato così potente e forte da uccidere perfino il padre. Venne il giorno della nascita e il bambino fu proprio un maschio. Il re chiaramente non la prese poi troppo bene e decise di far uccidere il figlio, ma la regina fece portare segretamente il neonato da un’anziana, Yai Hom, che viveva nella foresta. In seguito il ragazzo, chiamato Phraya Phan, fu adottato dal re di Kanchanaburi. Molti anni dopo, questo re dichiarò guerra a Phraya Gong e inviò un esercito a Ratchaburi con a capo Phraya Phan, che non conosceva le sue vere origini. Come previsto, uccise il padre e conquistò la città. Secondo un’antica usanza, Phraya Phan chiese alla moglie di Phraya Gong di diventare la sua concubina. Quando la regina incontrò Phan, lo riconobbe come suo figlio e gli rivelò la verità sulle sue origini. Accecato dalla rabbia, fece uccidere l’anziana che lo aveva allevato. Pentito degli omicidi commessi, per riscattarsi fece costruire il grande Chedi.

Ringo ci ha insegnato un rito rituale prima di entrare: c’è un Buddha su cui è possibile applicare delle finte foglie d’oro (si fa un’offerta a piacere e si prendono fuori dal tempio), in base al posto in cui vengono posizionate queste foglie si “chiede fortuna”. Ad esempio le foglie applicate sulle mani portano ricchezza, sulla testa portano “scelte intelligenti”, sul ventre portano figli, ecc.

Dopo una bella mattinata abbiamo pranzato in un bellissimo ristorante all’interno di un parco chiamato “Rose Garden“, in cui il verde si affaccia sul fiume Tachin, la musica è delicata e l’atmosfera che si respira è quella di pace e tranquillità.

pranzo con vista niente male.

E’ stato molto carino anche lo spettacolo a cui abbiamo assistito dopo pranzo: una rappresentazione delle danze tipiche del posto, esibizioni folkloristiche e di tecniche di combattimento orientali (per me che ho fatto boxe, vedere una dimostrazione di Thai è stato moooolto piacevole).

dimostrazione di matrimonio thai durante lo spettacolo

Per la nostra seconda sera a Bangkok il nostro referente in Thailandia ci ha consigliato di andare a bere un cocktail al 83esimo piano (se non ricordo male) del Centrara Hotel, un bellissimo e lussuoso grattacielo che offre una vista a 360 gradi sulla città.

La sera c’è vita, si fa festa, ogni angolo è perfetto per chi vuole divertirsi.
Noi avevamo voglia di un momento tranquillo, ma speciale.

Abbiamo optato per una cena a base di carne nella zona di Asiatique (che abbiamo raggiunto a bordo di un battello gratuito), una specie di “centro commerciale all’aperto” che apre la sera dopo le 17:00 con negozietti e ristoranti di ogni tipo, c’è anche una ruota panoramica luminosa e la vista sul fiume e la città illuminata è sicuramente uno spettacolo da non perdere.

Poi siamo saliti sul grattacielo: un vestito morbido, un mojito al passion fruit, la musica di sottofondo e il cuore leggero. Forse una parte l’ho lasciata lì, al 83esimo piano di Bangkok.

Il terzo giorno il tour prosegue e inizia la salita verso il nord: direzione Sukhothai!

Personalmente sono rimasta affascinata dalle rovine di Ayuttaya, patrimonio dell’UNESCO, una sfaccettatura completamente diversa rispetto ai templi Bangkok, qui ci sono pochi colori, non c’è sfarzo e non ci sono ricchezze e ostentazioni, ma la storia sembra avere una voce e si passeggia in un’atmosfera colma di mistero.

Siamo andati in un villaggio vicino e ci hanno fatto vedere come vengono realizzati i tamburi secondo la tecnica e la tradizione, è stato bello osservare le persone del posto al lavoro, con un’attenzione chirurgica e il sorriso costante nonostante la fatica e il caldo.

Stessa cosa per quanto riguarda la realizzazione dei vasi, avrei voluto fare mille foto, ma non me la sono sentita di “disturbare con i miei scatti” la pace e le loro mani che lavoravano.

Dopo uno splendido pranzo tipico in mezzo alla natura, con i versi degli animali che costituivano una melodia  ci siamo concessi qualche minuto di relax e siamo ripartiti per andare a scoprire il mercato delle banane.

Qui vengono venduti svariati tipi di banane, da quelle chiamate “dita d’angelo” alle banane “uovo” (sono dolcissime) ed è possibile gustarle anche fritte, ci sono poi le caramelle o quelle che potrebbero sembrare patatine, ma in realtà sono banane che vengono salate e imbustate! Pazzesco!
Come direbbero i thailandesi: “AROI AROI” (tradotto: “delizioso”).

Come concludere un’altra bellissima giornata? Con una cena tipica e un’ora di relax nell’idromassaggio della piscina del nostro hotel.

Legendha Resort

Il giorno successivo siamo andati a scoprire la parte vecchia della città di Sukhothai e l’abbiamo fatto in una maniera bellissima: in bicicletta! Non andavo in bici da una vita ed è stato bellissimo pedalare tra le rovine dei templi thailandesi in quell’immenso parco ricco di verde e di fiori colorati.

In questa città abbiamo assaggiato un dolce fritto chiamato “uovo di cigno” (il nome thailandese era impossibile da ricordare, però è stato bellissimo avere sempre Ringo con noi, pronto a farci le traduzioni di ogni cosa, ah con il cigno non c’entra niente ovviamente), che ha un sapore davvero particolarissimo e ottimo. Mai avrei immaginato che un dessert con riso, soia, zucchero e AGLIO sarebbe stato di mio gradimento, invece… approvatissimo!

Dopo pranzo ci siamo spostati nella zona sempre più centrale della Thailandia, in cui i frutteti regnano sovrani. Indovinate come ci siamo arrivati? Ebbene sì, a bordo di questa meraviglia in foto! Viene preso il motore del motozappa e intorno ci si costruisce un vero e proprio furgoncino. Pazzeeeesco.
Vi presento l’ i-ten:

Abbiamo assaggiato una cosa davvero squisita e semplicissima da realizzare che non vedo l’ora di replicare a casa: lime tagliato sottile, sale e miele. Provatelo anche voi e fatemi sapere cosa ne pensate! 🙂

L’artigianato locale è qualcosa di bellissimo da ammirare: abbiamo visto come si realizzano le bacchette di bamboo (a mano, interamente a mano), le donne che, quando non sono impegnate a lavorare nei campi, si dedicano alla tessitura muovendo mani e piedi in maniera così sinuosa da sembrare una danza (la tecnica è davvero difficile, ci hanno lasciato provare).

E’ stato davvero emozionante osservare da vicino quella “vita povera”, fatta di semplicità.
Le persone sanno sorridere e sanno cosa significa la parola “sacrificio”, un’altra cosa che la Thailandia mi ha insegnato è stata sicuramente quella di osservare le piccole cose con occhio diverso, possono essere davvero grandi e speciali.

Ah. Forse dovete saperlo… HO MANGIATO GLI INSETTI E SONO BUONI, giuro!
Ringo ci ha portato in un mercato che di solito non è frequentato da turisti, ci ha raccomandato di evitare espressioni schifate poiché i venditori trattano gli insetti come noi trattiamo il nostro “comune cibo” e avrebbero potuto restarci male. Curiosi come non mai abbiamo assaggiato le larve del bamboo (che sanno di patatine al formaggio) e i grilli fritti (che invece sanno di gamberetti). Per le cavallette invece non ce l’ho fatta, scusate.
Mi sono detta: “se in Italia ho assaggiato le lumache, che sono viscide e altrettanto schifose, posso sicuramente provare gli insetti fritti” e sono davvero felice di averlo fatto! Un’esperienza unica che vi consiglio, ora al mio ritorno guardo gli insetti con un’aria diversa, di sfida, come a dire: “senti attento a non darmi fastidio che ti metto in pastella e ti friggo eh!”.

Ma le emozioni non sono finite qui. Il giorno seguente a Made ci ha portato a scoprire gli elefanti a Chiang Mai.

ATTENZIONE: non lasciatevi imbambolare da chi vi offre un giro in elefante per strada, spesso vengono maltrattati.

Noi abbiamo optato per una soluzione davvero carina: siamo andati al Maetaman Elephant Camp, un parco in cui gli elefanti non vengono sfruttati e maltrattati, ma vengono curati e coccolati. I turisti sono ben accetti perché aiutano a sostenerli. Si paga una quota per fare un giro, il sedile non fa loro male perché sotto vengono messi tappeti e stoffe che proteggono l’animale, si fanno il bagno, giocano, si lasciano accarezzare, inoltre è possibile acquistare banane e dar loro cibo.

Sapete come vengono realizzati gli ombrellini di carta, quelli tutti belli, colorati e decorati?
Io ora lo so e sono rimasta affascinata, una vera e propria tradizione e simbolo del Paese! Abbiamo visto come le persone del posto creano la carta colorata partendo dal gelso e come realizzano gli scheletri degli ombrelli.

la carta di gelso viene preparata per l’esicazione
la carta è pronta
il bamboo viene lavorato a mano e si costruisce lo scheletro dell’ombrello
infine gli ombrelli vengono decorati e diventano magia

Ma l’artigianato locale non finisce qui: abbiamo visto anche come viene lavorato l’argento, questa tecnica viene insegnata ai giovani monaci che si dilettano in quest’arte in silenzio nelle loro tuniche arancio.
Che spettacolo si è mostrato davanti ai nostri occhi a questo punto: il Wat Sri Suphan (o “Tempio d’argento), che assume delle sfumature diverse in base alla luce del sole e illumina tutto ciò che ha attorno.
Purtroppo l’ingresso è consentito solo agli uomini e non ho potuto ammirarlo all’interno.

Arrivata a questo punto dell’articolo ho capito una cosa: hanno ragione quando dicono che sono logorroica!
Oddio ma quanto sto scrivendo? Il punto è che mi sono innamorata di ogni cosa e vorrei raccontarvi davvero TUTTO, cercherò di darmi una regolata onde evitare di scrivere la nuova Odissea dei poveri.

Il tramonto a Chiang Mai l’abbiamo visto da oltre 1000 metri d’altezza: il Wat Phrathat Doi Suthep, è una struttura ricca di fiori, di colori, d’oro, di statue e con una vista mozzafiato sulla città da lasciare senza fiato!

Abbiamo avuto la fortuna di assistere alla recita del Dharma dei monaci del tempio, in lingua Pali. Ci siamo inginocchiati in quella culla dorata e in silenzio ci siamo lasciati rapire da quelle parole incomprensibili, ma melodiose.

Finito un giorno meraviglioso ne comincia subito un altro.

Ci siamo fermati a comprare medicine, dolci e caramelle.
Sì, avete capito bene, ma non per noi. Abbiamo visitato un villaggio popolato da persone meno abbienti e abbiamo portato loro “dei regali“: medicinali per gli adulti e “cose buone” per i bambini.
Inutile dire la loro gioia quando ci hanno visti: sono corsi da noi, urlavano per chiamare i vicini e avvertirli del nostro arrivo, erano curiosi e felici.
Una visita speciale, che fa riflettere.

A darci il benvenuto a Chiang Rai è stato il tempio più stravagante e particolare di tutta la Thailandia, il moderno Wat Rong Khun (o “Tempio Bianco”), un po’ sacro e un po’ profano. Luminoso grazie ai frammenti di specchi che s’intrecciano nella calce bianca. Il colore simboleggia la purezza di Buddha, ma l’artista non si è limitato e ha voluto osare: all’ingresso troviamo delle mani bramose, sofferenti, che sembrano volerti prendere e portati giù, nell’oltretomba. Paradiso e inferno. Vita.
La vita, a senso unico, non si torna indietro. E infatti NON SIA MAI PROVATE A TORNARE INDIETRO, il ponte rappresenta il percorso che porta all’abbandono delle brame terrene, ci si lasciano alle spalle le tentazioni, è vietato retrocedere, una volta intrapresa la strada per l’ingresso del tempio bisogna entrare, non scatenate l’ira dei guardiani che a questo gesto iniziano a urlare: “Don’t come back to the hell!”.

Ora dopo tutte queste premesse auliche mi credete se vi dico che all’ingresso non sapevo bene come comportarmi quando mi sono trovata davanti, dipinti sui muri coloratissimi, Saw l’Enigmista, Kung Fu Panda JacK Sparrow, Pikachu, Hello Kitty, Michael Jackson, un aereo che si sconta con le Torri Gemelle, Batman e tanti altri personaggi del mondo moderno?!

Ebbene sì, dopo il bianco esterno troviamo un mix di colori e dipinti strani da lasciare senza parole.
Purtroppo all’interno non è possibile scattare foto, volevo fare la fuorilegge è farne due con l’IPhone, ma mi sono sentita una brutta persona solo al pensiero. Online ho trovato qualcosa che spero riesca a farvi vivere la stranezza di quel posto.

dal web

Usciti dal tempio ci si ritrova nel verde, ma poiché questo luogo era molto semplice, sobrio e per niente particolare hanno pensato di adornare l’esterno facendo pendere dall’alto di un corridoio e dagli alberi delle targhette su cui è possibile scrivere dei desideri; c’è poi un grande pozzo e al cui interno,perfettamente al centro, è disposto un recipiente. Bisogna lanciare una monetina ed esprimere un desiderio, se finirà nel contenitore questo si avvererà.

Dopo un pranzo tra la natura del nord Made ci ha portati a osservare le tecniche di preparazione del té thailandese, ma soprattutto ad assaggiarlo! Dopo aver ammirato quei campi verdi, immensi e ordinati, colmi di silenzio, ci siamo dedicati alla degustazione e devo dire che mi è piaciuto veramente tanto, in particolare il té rosso.

Purtroppo il viaggio è quasi giunto al temine, i giorno sembrano essere volati e con un lampo siamo arrivati al confine. Il famoso “Triangolo d’Oro”, con un enorme terrazzo da cui è possibile ammirare tre Stati: Laos, Birmania e Thailandia. Con un’imbarcazione tipica abbiamo fatto un giro sul fiume di un’oretta e siamo arrivati al nostro hotel in Chiang Khong.
Nel pomeriggio una parte del gruppo si è avventurata nella città e ha optato per un massaggio thailandese, io volevo godermi un po’ di pace nella meravigliosa piscina dell’albergo che Made ha scelto per noi e ho aspettato il tramonto qui (lo vedete il Laos?).

La cenetta all’aperto è stata ricca di portate tipiche della Thailandia del nord (ma il pad thai non manca mai eh, state tranquilli) e l’ultima sera si è conclusa con un mojito e tante risate nei localini vicini al nostro albergo.

Siamo tornati a Bangkok con un volo interno e siamo ripartiti per l’Italia stanchi, ma felicissimi, tutti. Penso che un viaggio del genere riesca davvero ad aprire le menti e i cuori di tutti.
Bello. Meraviglioso.
Mi sono innamorata di questa terra e se mi dicessero di ripartire ora lo farei subito.

Le domande più gettonate di tutti sui social network durante il viaggio e dopo:

COME HAI ORGANIZZATO GLI SPOSTAMENTI? E’ POSSIBILE FARE UN VIAGGIO DEL GENERE “DA SOLI”?

Io non ho pensato a nulla, è un tour organizzato da Eden Made alla perfezione, che consente di spostarsi lungo il Paese e visitare da Bangkok fino al confine, assaggiare piatti tipici, visitare tutti i monumenti più importanti e scoprire le realtà locali che spesso restano sconosciute ai turisti.
Abbiamo fatto cose che da soli sarebbe stato impossibile fare e inoltre ritengo che se organizzare un viaggio “semplice” (es. visitare una capitale europea) possa essere fatto tranquillamente in autonomia, per fare un viaggio del genere siano richieste competenze particolari e serva una persona esperta (se poi siete dei super organizzazioni di viaggi allora fate pure).

Il costo varia in base al periodo in cui si sceglie di partire e anche in base a quando viene prenotato in anticipo.

Come fare per partire e fare questo tour?

Se volete fare un viaggio come questo che ho fatto io, secondo me l’ideale è recarsi in un’agenzia di viaggi che offre pacchetti Made, ripeto: è il brand di Eden Viaggi che crea pacchetti per viaggiatori i quali hanno esigenze di viaggio personalizzate e vogliono vivere un’esperienza unica.
Inoltre l’assistenza del tour operator non finisce “in Italia”, ma ci sono dei referenti in Thailandia che aiutano sul posto direttamente i turisti che partono con loro!

Trovo che risparmiare su un viaggio del genere non sia l’ideale, rischiate di perdervi delle meraviglie e di pentirvene subito dopo. Anche perché io sono dell’idea che spesso quello che all’inizio può sembrare un super vantaggio alla fine rischia di trasformarsi una fregatura o bisogna spendere chissà quanti soldi in fase di viaggio non calcolati in preventivo (non vi dico quanto ho speso per 3 giorni a Londra).

Sapete che in Thailandia si guida al contrario? Come nel Regno Unito! Inoltre le strade spesso sono un vero inferno, soprattutto nei posti trafficati, quindi non so fino a che punto convenga prendere una macchina e partire all’avventura. FORSE è meglio farsi questa vacanza come si deve e lasciarsi guidare da chi organizza viaggi per lavoro.

Questa chiaramente è solo la mia opinione e cerco di rispondere a chi aveva dubbi su “come fare un viaggio del genere”. Io con tutta l’onestà e l’umiltà del mondo vi dico che da sola non avrei mai e poi MAI potuto farlo autonomamente, vivere quelle avventure in maniera spensierata e visitare tutte quelle meraviglie. Sono sicura che ne avrei perse almeno la metà e nulla sarebbe stato uguale.

Sono felice di aver scoperto la Thailandia in questo modo e di aver finalmente compreso quanto un tour ben organizzato possa fare la differenza rispetto a una vacanza “dai poi sul posto vediamo” o “mi ha detto un mio amico che…”.

Non posso che fare i miei complimenti a Made.

Mi hanno regalato un sogno, quello sì che è per sempre!

Con affetto,
Giorgia.

2 Comments

  1. È davvero un bellissimo racconto, mi sono persa nel leggere le tue parole e non ho affatto notato di quanto effettivamente sia lungo il post 😀 mi hai fatto davvero innamorare, la cosa che mi ha incuriosito di più è stato il tempio bianco, quel contrasto tra dentro e fuori, stranissimo. E poi una curiosità, come mai nel tempio d’argento possono entrare solo gli uomini? Ti hanno dato una spiegazione? Viste tutte le leggende e i retroscena che ci hai raccontato ora sono curiosa 🙂

    • giorgiadibasilio Reply

      Ma grazie, davvero! All’esterno c’è un cartello che invita (ma effettivamente è un divieto) le donne a non entrare, il quale recita: “Sotto la base dell’ Ubosot, entro il confine sacro, molte cose preziose, incantesimi, amuleti e altri oggetti sacri sono stati sepolti 500 anni fa. Entrando all’interno di quest’area, il luogo potrebbe essere danneggiato o in altro modo causare danni alla donna stessa.”
      Anche qui le credenze e le tradizioni sono forti. 🙂
      Un bacione!

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