Come descrivere la mia Surf Week a Taghazout con tre parole?
Condivisione, divertimento, avventura.
Ma più che altro è un’esperienza di vita.

Sono partita la settimana di Pasqua con lo staff di Surf Week, un gruppo di ragazzi giovani, competenti, allegri e dinamici che fa venire voglia di preparare uno zaino e partire nel giro di 2 minuti.

Dopo una lunga chiamata con Alessandro (uno degli organizzatori), in cui mi è stato spiegato per bene tutto (ma proprio TUTTO), ho capito che dovevo mettere da parte un attimo le mie certezze, staccare la spina e trovare il coraggio finalmente per vivere una settimana del genere. Zero esperienza nel surf, ma tanta voglia di provare.
Sette giorni di vita “like a local”, a fare surf sulle spiagge marocchine, vivendo in una vera surf house.
Ho notato subito l’esperienza, l’allegria, la “fierezza” con cui mi veniva illustrato il progetto e non ho potuto fare a meno di dire “sì, lasciami un posto, voglio venire con voi”. Non avrei potuto fare scelta migliore, giuro.

I prezzi? E’ possibile personalizzare il pacchetto in base alle proprie esigenze. Si parte da una base di 249 euro fino a 500 euro tutto incluso. Il volo aereo da Torino ha un costo di circa 180 euro, ma nessuno vi vieta di partire da Roma, Milano o qualsiasi altro aeroporto.
Sul sito comunque ci sono tutte le informazioni in base alle varie mete (perché ce ne sono altre, ossia Francia, Portogallo, Indonesia e Spagna), vi lascio il link QUI.

Per la prima volta in vita mia ho fatto un’avventura del genere, ma la cosa strana (e bella) è stata soprattutto farla da sola. Non “sola sola”, sia chiaro, siamo partiti in 16 e, tranne qualcuno, eravamo tutti completamente sconosciuti tra noi. Voi avete mai pensato di lasciare a casa “le vostre persone” e prendervi un momento tutto per voi?

Prima del Marocco ci siamo incontrati a Torino e i ragazzi dell’organizzazione hanno creato una situazione bellissima per farci conoscere prima della partenza: una festa in casa con musica dal vivo (con i The Spell Of Ducks, bravissimi davvero).
Mi sono sentita subito a mio agio, leggera, spensierata.

Il giorno seguente abbiamo fatto un giro insieme per visitare Torino, com’è bella questa città, mi sono ripromessa di tornarci presto e poi abbiamo FESTEGGIATO LA PASQUA INSIEME, ma ci credete?

Uno chef ha cucinato per noi dei piatti tipici piemontesi e abbiamo pranzato tutti insieme, come se fossimo amici da sempre, una famiglia. Buon cibo, vino e sorrisi a non finire. Una cosa stranissima, sono socievole, ma raramente riesco a legare in maniera immediata con qualcuno, mi sembrava di vivere in un mondo parallelo in cui probabilmente quelle persone erano i miei compagni di classe, qualcosa del genere, non so davvero come spiegarlo.

Dopo il pranzo siamo corsi in aeroporto a prendere il nostro volo, direzione Marrakech!

Siamo arrivati di notte emozionati e affamati, abbiamo preso le macchine che avevamo affittato e in un attimo siamo partiti per raggiungere la nostra surf house sulla costa, a Taghazout.
Dopo qualche ora siamo arrivati in un posto che ora so che porterò nel cuore: case semplici che passavano dal bianco, all’azzurro cielo, fino al colore del sole. Pace. Ecco cosa ho sentito. Profumo di mare e pace.

Avevo sonno e voglia di dormire, eppure al nostro arrivo abbiamo trovato i ragazzi della Salt Surf House, Laura e Yassine, che ci hanno accolto con la gioia negli occhi e soprattutto con tantissimo cibo marocchino caldo sulla tavola. E CHE FAI NON MANGI? Eccccerto che mangi. E chiacchieri un po’, ti scordi del sonno e della stanchezza e arrivano le 6 di mattina in un attimo.

La filosofia del viaggio è anche: “eat right”, mangiare bene e soprattutto mangiare cibo locale km 0, la trovo una cosa fantastica per vivere a 360 gradi il posto.

Ho diviso la stanza con una ragazza dolcissima, Emma, una napoletana dai capelli viola bella da morire, sotto tutti i punti di vista! Chiudere gli occhi, dormire qualche ora e svegliarsi carichi più che mai dopo una giornata del genere, è possibile? Certo, se non vedi l’ora di indossare una muta e buttarti in mare per fare surf!

Domanda che mi hanno fatto tutti sui social: “che bello, sai surfare?

Ma no ragazzi, non so surfare, zero, ma come me più della metà del resto del gruppo!

Ph.: Federico Masini

Se devo essere sincera non sono neanche una grandissima nuotatrice, nel senso che so nuotare, ma ho paura da morire di andare nell’acqua alta dove non tocco (lo faccio raramente), temo gli animali del mare e non mi spingo mai oltre un certo livello. Nonostante io sappia nuotare, diciamo che nuoto molto, molto poco quando vado in spiaggia. Tranquilli, ci sono gli istruttori e si comincia da zero, si provano i movimenti a riva prima di lanciarsi sulle onde, si inizia dall’acqua bassissima e nessuno fa pressioni per “spingervi più in là”, non è pericolo, non è troppo difficile (vi assicuro che dal secondo giorno tutti siamo riusciti, più o meno, a fare surf, ok non CAMPIONI DEL MONDOOO sulle onde di tre metri, ma insomma, qualche piccola onda l’abbiamo presa) e fare surf è una della attività PIU’ BELLE CHE IO ABBIA MAI FATTO NELLA VITA.
Avevo provato lo snowboard e ok, mi era piaciuto, pensavo che con la tavola da surf sarebbe stata pressoché la stessa sensazione e invece non potete capire che meraviglia prendere la prima onda, che senso di libertà, che voglia di prenderne un’altra e restare a fare avanti e dietro tutta la giornata.

Mettere la muta è stato davvero strano, penso che non dimenticherò mai quella sensazione di “abbraccio” su tutto il corpo. Entrare nell’acqua fredda e ritrovarsi dopo pochi minuti a stare bene, a sentirsi accaldati dall’emozione e dall’attività fisica, a diventare un tutt’uno con l’acqua, la tavola e la muta.

Tu e il mare. Tutto il resto sembra non esistere, semplicemente.

Ogni mattina abbiamo fatto surf, bevuto thè alla menta e preso un po’ di sole e ogni pomeriggio abbiamo fatto qualche altra attività che ci ha fatto scoprire “il vero Marocco”, tutto molto wild, proprio quello di cui avevo bisogno!

Dopo il pranzo in spiaggia o in surf house ci siamo dedicati quindi all’avventura.

Siamo stati in un “piccolo deserto” vista mare, forse qui è stato il momento in cui mi sono sentita più libera nella mia vita (persino più libera di quando ho fatto l’ultimo esame all’università, ci credete?). Silenzio, un vento che ci accarezzava dolcemente e il rumore del mare in sottofondo.

Abbiamo fatto un giro nell’immenso mercato di Agadir, tra i profumi di spezie e le trattative (avevamo tre napoletani nel gruppo che NON VI DICO NIENTE RAGA, LI AMO, PORTATEVI SEMPRE I NAPOLETANI QUANDO VIAGGIATE PERCHE’ SONO LA GIOIA FATTA PERSONE, mi sono divertita troppo a vederli trattare).

Sapete che il Marocco è la patria dell’Argan? Siamo stati in un’azienda produttrice di prodotti cosmetici super naturali e abbiamo avuto modo di assaggiare mieli di ogni tipo e dalle proprietà particolari, di testare creme e oli, prima di fare tantissimo shopping chiaramente.

 -Siamo usciti talmente profumati che le commesse di Sephora dopo una giornata di lavoro scansatevi proprio!-

Paradise Valley – ph. Federico Masini

E’ stato bello vedere le donne del posto lavorare l’Argan, ho notato le mani consumate e il sorriso di chi è fiero di fare quel che fa. Avrei voluto scattare loro una foto da vicino, ma non mi sono permessa di invadere il “loro” posto, credetemi quando vi dico che i loro occhi brillavano.

Un giorno poi gli organizzatori ci hanno chiesto se avevamo voglia di abbandonare le comodità della surf house e il nostro terrazzo vista mare per vivere una giornata a Paradise Valley, in mezzo alla natura, lontano da tutto e tutti.
Secondo voi cosa abbiamo risposto? Un coro di sì, non c’è stato uno del gruppo che ha preferito la solitudine e il comfort, siamo ripartiti con le nostre macchine per vivere un’altra avventura, tende e coperte, cena marocchina (i ragazzi della surf house sono stati carinissimi e sono stati sempre con noi, anche in questa occasione), abbiamo acceso un bel fuoco e siamo stati a chiacchierare fino a tardi.

Ho imparato a conoscere quei ragazzi, a sentire le storie delle loro vite e mi sono aperta anche io, ho parlato di me e non ho avuto paura di essere giudicata. Quegli sconosciuti, che alla fine sentivo amici, sono stati una boccata d’aria fresca in una giornata di caldo afoso.

Un’altra cosa bella di questa Surf Week? Il rispetto. Tutti hanno avuto rispetto degli altri, dei sogni, delle idee, delle opinioni, degli spazi. Se una persona parlava di un sogno difficile da realizzare nessuno si permetteva di dire: “ma dai, che dici, torna con i piedi per terra”, ma si sognava insieme, semplicemente. E’ davvero difficile descrivere delle emozioni così forti, perché è stata “solo una settimana”, ma è stata davvero intensa sotto questo punto di vista.

Con la bella Emma.

Vi invito davvero a fare un pensierino su questa avventura e se l’idea vi attira un pochino di regalarvi una settimana così, perché ve lo assicuro, un po’ la vita ve la cambia. Me ne sono resa conto in particolare l’ultima sera a Taghazout, abbiamo fatto un falò in spiaggia e abbiamo parlato intorno al fuoco delle “nostre vite”, di quello che è stato, di quello che ci piacerebbe fare e di quanto sarebbe bello rifare insieme un’altra settimana del genere. Io vi giuro, lo spero davvero.

Altra cosa che mi ha colpito e di cui voglio parlarvi è stata la sensibilità dell’organizzazione che ci ha proposto un’attività di pulizia della spiaggia (facoltativa) per “ringraziare” un po’ il posto che ci ha accolti e per lasciare un bel ricordo di noi a quel luogo che a noi ha lasciato lo stesso nel cuore (ok questa è una mia interpretazione, ma mi piace vederla così). Abbiamo beccato una giornata di forte vento e non è stato possibile farlo come avremmo voluto, ma trovo comunque meraviglioso questo gesto, il fatto che eravamo tutti pronti e volenterosi di fare. Insieme e vicini più che mai. Rispetto. Un valore che spesso mi sembra essere una chimera, lontano anni luce nel contesto in cui siamo abituati a vivere, mentre lì sembrava tutto così facile e puro.

L’ultimo giorno siamo andati a scoprire Marrakech, un posto incredibile, caotico e “strano”, cobra per strada, scimmie addomesticate, profumi di spezie, venditori ambulanti che fanno di tutto per farti comprare la loro merce. Sembrava di essere in un altro mondo.

Dopo la pace di Taghazout è stata dura ritrovarsi lì e vivere quella confusione colorata e profumata, bella e particolare. Ma è bellissima Marrakech, desideravo andarci e ora finalmente ho aggiunto un altro tassello al puzzle dei miei sogni.

Una cosa molto bella è stata dormire in un riad, l’abitazione tipica del posto con un cortile interno su cui si affacciavano le nostre stanze. Penso che una foto possa rendere l’idea molto più delle mie parole, che iniziano a diventare troppe, ma davvero, potrei stare qui a raccontarvi di quei sette giorni per altre tre ore.

Cosa mi ha lasciato questa Surf Week?

Tantissimi ricordi meravigliosi, la voglia di continuare a fare surf e migliorare, la consapevolezza che la parola “condivisione” può trasformarsi in qualcosa di bellissimo.
Mi ha lasciato con la voglia di ripartire di nuovo per una nuova meta, magari tutti insieme, magari con altre persone da scoprire e imparare a conoscere come ho fatto con queste, non so, sono stata così bene che ora ho davvero voglia di ripartire con gli stessi ragazzi. 

Ho trovato due nuove amiche, nonostante io sia stata con loro “solo una settimana” le sento vicine e continuo a parlare con loro tutti i giorni da quando siamo tornate alle vite di tutti i giorni. Emma e Deborah. Ci scriviamo durante la giornata, ci raccontiamo, ridiamo, organizziamo delle giornate insieme nonostante la lontananza e spero che presto si concretizzino (Torino, Napoli, Teramo, che tristezza la lontananza, ma ce la faremo a coltivare questa bella amicizia che è nata, me lo sento).

Quando all’inizio Alessandro  mi aveva detto che spesso nascono vere e proprie amicizie in queste settimane, ho pensato che questa fosse “una follia”, le solite cose che si dicono, sette giorni non bastano per legare, mi son detta, soprattutto conoscendomi. Ci metto davvero tanto ad aprirmi e a imparare a voler bene a qualcuno. Invece qualcosa è scattato, non so bene come e cosa, ma alla fine ho abbracciato queste ragazze e avrei voluto portarle a casa con me.

Spero di essere stata brava a raccontarvi questa Surf Week, parlare di ristoranti e posti da vedere è facile, raccontare le emozioni e le sensazioni non lo è allo stesso modo e questa settimana è stata soprattutto questo, per me. La sento dentro.
Regalatevi una Surf Week, credetemi, fa bene al cuore.

Ho lasciato a casa le mie certezze, la mia famiglia, i miei amici di sempre, il mio fidanzato (che mi appoggia sempre ed è felice quando mi vede felice, forse è anche questo a “spingermi a fare”) e mi sono buttata in un mondo a me completamente estraneo. Niente alberghi, niente occhi conosciuti in cui ritrovarsi, il mio universo lì non esisteva.

Io sto già pensando di farne un’altra, mi ispira moltissimo Bali, ma forse il posto in cui voglio andare di più a fare surf è Somo, in Spagna (di fronte a Santander), ho dato un’occhiata al sito e ho iniziato a fantasticare su questa meta, che faccio? 😉

Se siete curiosi vi invito a guardare più da vicino Surf Week e a farci un pensierino, magari la prossima la facciamo insieme, non sarebbe bellissimo?

Potete scrivere all’organizzazione per avere tutte le informazioni di cui avete bisogno e se avete altre domande su quella che è stata la mia esperienza sapete dove trovarmi (a Somo ahahahah, no scherzo, sono qui per il momento).

Con Affetto,
Giorgia.

 

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